La dipendenza da pornografia digitale

Cerchero di spiegarmi il più semplicemente possibile. Questa serie di articoli che intendo scrivere è una cronistoria. Lo faccio perchè ho bisogno di sfogarmi e di mettere in chiaro gli eventi.

Credetemi ragazzi, la dipendenza da pornografia digitale é la bestia più nera che io abbia mai affrontato. NOFAP deriva dall’inglese e significa non masturbazione e non guardare la pornografia su Internet, in qualsiasi forma. Perché sto facendo questo? Perché avevo problemi di erezione e di desiderio sessuale e di ansia sociale molto forti che si manifestavano quasi esclusivamente con le ragazze in persona.

Faccio fatica a scrivere queste righe, né provo un certo imbarazzo. Tuttavia sento la necessità di condividere il mio stato d’animo e la mia storia. Sono un masturbatore compulsivo dall’età di 13 anni in avanti. Non sono mai stato, fino ad oggi, con donne in carne ed ossa e di questo, rispetto i miei coetanei, ne provavo spesso vergogna e d’imbarazzo.

Ho poi scoperto che, una volta attuato l’atto sessuale fisico, continuavo, tuttavia, a provare ancora vergogna e d’imbarazzo. Pobabilmente perché la vergogna non era legata al fatto di non aver ancora fatto l’amore, ma piuttosto si trattava di un sentimento sottile, infido, legato alla mia persona.

La mia storia ed i problemi di erezione

Come vi raccontavo ho cominciato utilizzare la pornografia su Internetcome unico sfogo sessuale dei 13 anni davanti, oggi ne ho 32. Dopo alcuni anni ho cominciato a manifestare dei problemi di erezione. Ed è stato molto brutto perché mi sentivo diverso dagli altri e sentivo che per questo motivo non riuscivo a legare con gli altri ragazzi e imputavo a questo il fatto di avere poche altre amicizie maschili.

In realtà, c’era dell’altro in termini psicologi. Per farla breve sono andato presso diversi urologi ed ho fatto alcuni esami del sangue. Tutti negativi. Sono andato anche da psicologi e persino da psichiatri con cui ho fatto alcune sedute di psicoterapia. Ne è emerso forse un rapporto con la mamma sicuramente burrascoso, ma non tale da giustificare un problema così importante nella mia sfera sessuale.

Cialis e Viagra

Insomma da chi andavo tutti sembravano avere la risposta pronta in tasca ed essere sicurissimi di quello che pensavano, in realtà, nessuno mi aiutava. Un urologo, una volta, neanche prescritto del Viagra. Ho poi assunto il Cialis.

Ricordo che mi sono vergognato moltissimo quando sono entrato in quella farmacia per chiederlo  il farmacista, un omone dal capello grigio e il ventre sformato, mi ha fatto la battuta di fronte alla sua  bella collega -ma come? Alla tua età dovresti spaccare il mondo, non assumere queste cose-.

Mi vergognavo tantissimo

Io mi sono vergognato moltissimo…  mi sono sentito umiliato. E ho provato molta rabbia verso l’insensibilità di quell’uomo, che l’ha fatto, probabilmente  come gioco di dominanza maschile, per prendermi in giro di fronte alla sua collega. Che idiota.

E quindi vi dicevo che avevo questi problemi di erezione da diversi anni. E credevo che questi problemi fossero appunto l’apice e la causa di tutti i miei mali, non era così.

Questi,  infatti,  erano solo una piccolissima punta di iceberg di problemi sentimentali relazionali che giaceva sepolto sotto un mare ghiacciato di non consapevolezza e indifferenza.  Io vedevo soltanto quel piccolo isolotto bianco,  sferzato dalle onde di quel mare così movimentato che era la mia mente,  e  credevo che fosse poca roba da risolvere.

Le comunità americane antiporno

Non era così. Tornando a noi. Ero, credetemi ragazzi, disperato. Mi sentivo diverso e non riuscivo ad avere amicizie oltre che ragazze. Non esagero dicendo che è stato il periodo più brutto della mia vita. Finché non sono incappato, in un sito Internet:

www.yourbrainonporn.com

In tale sito veniva spiegata la recentissima teoria per cui certi ragazzi cresciuti a pane e pornografia digitale, che hanno avuto in quello l’unica valvola di sfogo sessuale e di conoscenza del sesso, cominciano spesso a manifestaro problemi di erezione e di desiderio sessuale, nonché moltissimi altri sintomi tra cui l’ansia sociale, depressione, incapacità a relazionarsi e così via.

Porno e dopamina

Era il mio quadro. Gli autori del sito vanno ad imputare il problema  a una carenza di neurotrasmettitori cerebrali, in particolare dopamina, che si viene instaurare quando uno diventa dipendente e fruitore/masturbatore compulsivo di pornografia digitale da molto tempo. Se un uomo che ha conosciuto prima altre forme di pornografia o la sessualità reale comincia a diventare dipendente dal porno, dopo alcuni anni potrà manifestare questi problemi, che si risolvono interrompendo per tre mesi la visualizzazione di tali siti.

Al contrario,  i ragazzi che sono cresciuti avendo come unico input lapornografia digitale, appunto, ci metteranno molto di più a disintossicarsi e ritornare normali. La fase di recupero, la chiamano, dall’inglese, reboot, come quando fai riavviare un computer.

Attualmente io sono in reboot da quasi due anni, e, seppure le mie erezioni ed il mio desiderio sessuale siano molto migliorati e attualmente io possa avere una fidanzata, percepisco che la situazione dei miei organi genitali non sia ancora ottimale.

La qualità dell’erezione non è ancora così forte come dovrebbe essere e neanche il mio desiderio sessuale. Probabilmente perché sono appunto ancora in fase di recupero. E credetemi ragazzi, né provo una rabbiafortissima ed un’umiliazione profonda.

Il secondo demone che mi tormenta, inoltre,  oltre a questa profonda depressione che alcuni autori dicono sia dopaminergica e che venga appunto in coloro che dipendenti da pornografia e che improvvisamente interrompono la loro “droga” .

Un po’ come se un cocainomane,  per farvi un esempio,  smettesse improvvisamente la cocaina. L’altro demone che mi tormenta é la nebbia mentale “brain fog“.

Ovvero l’incapacità quasi completa di ricordare gli eventi, i volti delle persone, di fare ragionamenti complessi, di seguire un discorso. Certe volte era così forte che addirittura non mi ricordavo  il titolo di questo sito, per dirla tutta.

Porno e ansia sociale

E poi il cancro emotivo di cui soffro è l’ansia sociale. È bruttissima ragazzi. Non ti senti mai a tuo agio con le altre persone e provi sempre quel senso di scossa elettrica sotto la pelle quando c’è qualcun altro nella stanza. Inoltre non puoi innamorarti, sempre per il discorso dopaminergico, e neanche provare amicizia.

E’ come se vivessi in un baratro nero enorme scurissimo, febbricitante ed elettrizzante pieno di rumori assordanti, una specie di fabbrica metallurgica dorata e oscura situata nel cuore oscuro di una montagna.  È come vivere nell’occhio del tornado, dove per quanto più urli richieste di aiuto,  quanto più la tua voce è superata dal fragore del vento e dalla polvere che ti giunge in faccia.

Crisi di astinenza da porno

E la cosa più brutta e che gli specialisti, psicologi e psichiatri, interpretano la sua patologia non correttamente.  Non capiscono  che stai vivendo una brutta crisi di astinenza, ma piuttosto la inquadrano debolezza di carattere o semplice depressione.

Inoltre a complicare il quadro già complesso ci sono questi rapporti familiari per nulla sereni.  Ricordatevi che se vi trovate a cadere in una dipendenza, lo si fa, e questo l’ho imparato a mie spese, per soffocare un dolore. Nel mio caso il dolore era questa famiglia  disfunzionale ed iperprotettiva.

La mia famiglia anaffettiva

Mia mamma forse è un po’ bipolare, forse border-line o narcisista. Mio papà codipendente di questa situazione. Mia nonna forse narcisista,  sicuramente affettiva. E con mia sorella anche i legami sono scarsi. Ti trovi quindi nelle fauci di una dipendenza da cui devi cercare di uscirne. Da solo, senza il supporto di cui avresti bisogno.

A concludere il quadro di problematiche, ci sono anche forse dei problemi di salute che potrei avere. Ma preferisco, parlarne di questo in altra sede.Perché sto scrivendo queste cose? Perché prima di trovare questo sito, cercavo da molto tempo un rimedio a questo mio malessere interiore che percepivo, a questa mia assenza di vitalità,  di felicità e gioia in genere per la vita.

Prima avevo un’unica passione: i videogiochi. Mi interessava solo quello e provavo un piacere immenso giocandoci. Ma era un finto piacere,  un piacere misto a tristezza.

La mia dipendenza da videogiochi

Mi sono poi documentato sulla dipendenza da videogiochi, e ho scoperto che, un po’ come per le dipendenze da altre sostanze, dal cibo da pornografia, chi diventa dipendente da strumenti elettronici, lo fa persoffocare un dolore, e per dissociare da una realtà spiacevole. Io sicuramente lo facevo per questo motivo. Mi sono trovato, quindi, nel giro di un anno a smettere le due dipendenze che letteralmente mi tenevano in vita: pornografia e videogiochi.

Gli unici due piaceri che io provavo nella vita li io di fatto annullati. Perché l’ho fatto? Perché sono ancora giovane, ragazzi, e voglio costruire una vita differente rispetto a quella che avrei costruito continuando su questa strada. Voglio pertanto, raccontandovi la mia storia, condividere un’esperienza e dare battaglia a queste brutte dipendenze.

Tra i moltissimi libri di auto aiuto che ho consultato, oltre a quelli sull’ansia sociale, sull’ipocondria, sulle tematiche familiari, sulla pornografia digitale, sulla dipendenza digitale, e sul fatto che i nuovi giovani, i nuovi maschi abbiano poche amicizie maschili siano uomini gentili che poi sono tristi, ma ne parleremo in seguito, ho consultato anche un libro scritto da un certo psicologo: Pennebaker.

Tenere un diario aiuta nel dolore

Lui sostiene che anche coloro che hanno passato i peggiori momenti, ad esempio chi è stato nei campi di concentramento, se si tengono tutto dentro soffrono molto di più.

E ciò  è comprovato anche a livello di parametri del sangue, indici dello stress. Cioè lui ha scoperto quello che la cultura popolare sapeva da millenni, ovvero che noi abbiamo bisogno delle altre persone, non siamo delle isole che la confessione è uno strumento terapeutico fondamentale.

Raccontare la propria storia, confessarsi e utilissimo. Ti fa sentire membro di un gruppo, membro di un branco e non più isolato. Inoltre permette di mettere in ordine le proprie idee. Pensate che il suddetto psicologo viveva una fase molto difficile relazionale con sua moglie, e non sapeva come gestirla e per vergogna non voleva rivolgersi ad altri suoi colleghi.

Allora ha preso una macchina da scrivere e ha cominciato a scrivere tutto quello che sentiva. In realtà, poi suggerisce che quando scrivi devi cercare di ricostruire una storia e trarne un esempio positivo, non solo lamentarti. Senno equivale a compatirsi e non serve a nulla.

Noterete spesso in questa mia storia che io esordiscono con dei continui perché.

Lo faccio perché e importante domandarsi molto riguardo al senso delle cose, mentre si raccontano i fatti e anche annettere il come ti senti e le emozioni che provi. Questo testo in sostanza, oltre alla cronistoria di una dipendenza e anche una mia valvola di sfogo terapeutica, ed io desidero condividerla con voi in modo che la mia storia diventi la vostra storia e possa essere anche voi di aiuto. Grazie per la lettura

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