Mi astengo dai porno

In questo momento non mi sento troppo bene. Percepisco, infatti, quel classico senso di disagio, ormai noto, che la astinenza da pornografia online mi causa.

Allo stato attuale sono ormai sobrio da circa due anni. Tuttavia ci sono dei momenti in cui la mia mente è come azzerata: non mi sembra di ricordare più nulla, e sento un familiare senso di disagio che mi porta a farmi l’ansiosa domanda

che cosa posso fare? (per eliminare questo disagio)-.

Un tempo credevo che si trattasse di semplice noia, in realtà, si tratta di undisagio psichico dovuto all’astinenza di materiale pornografico.

I porno come automedicazione

Per tappare questo senso di malessere, mi auto medicavo, all’epoca, con la pornografia su Internet oppure cercavo ansiosamente un nuovo videogioco da installare al computer.

Ora, invece, preferisco affrontare a petto scoperto questo mio senso didisagio, questa mia astinenza psichica, perché desidero più di ogni altra cosa, superare questa terribile dipendenza e potermi finalmenteinnamorare.

Porno e amore “vero”

L’amore. Parliamo di amore, ragazzi. Per Aristotele esistono quattro tipi di amore: quello verso la famiglia, quello amicale e fraterno, quello verso la patria ed i valori ed infine, ma non ultimo, l’eros, ovvero l’amore sessualee sessuato tra uomo e donna. Ed è proprio di quest’ultimo, ragazzi, che vi voglio parlare.

Vi premetto che si tratta di un argomento molto difficile per me da trattare. Tempo fa, tornando in un viaggio in treno verso casa, decisi di comprare un libro che trattava il tema dell’amore in adolescenza, dal titolo Narciso Innamorato.

Sebbene erano più di duecento pagine, le lessi d’un fiato lungo il tragitto di ritorno verso casa, e non mi limitai a leggerle, quelle pagine, ma le sottolineai, e scarabocchiai tutte a matita.

Evidenziavano, quelle pagine infatti, temi che per me erano importantissimi. Ed era stato per me dolorosissimo, ragazzi, affrontarli. Tornato poi a casa, ricordo come attaccai e confrontai ferocemente i miei genitorisull’argomento.

Gli dicevo che era colpa loro per tutto il clima di nazismo sentimentaleche avevano instaurato prima con mia sorella e poi con me, se non mi ero mai potuto innamorare. Non era vero, ragazzi, non era vero.

Il vero fatto per cui non mi potevo innamorare era che mi piaceva troppo quella maledettissima pornografia su Internet.

E non mi accontentavo di avere gusti semplici. All’inizio erano tali, ma poi erano sempre aumentati verso qualcosa di più macabro e degenerato.

Che, per ovvi motivi, non vi sto qui a raccontare. Fatto sta che tutta la miaadolescenza è stata una danza, un valzer, un balletto tra me e il mouse del computer nella mia mano, a consultare materiale pornografico di ogni genere.

Il porno come oasi felice

Era la mia oasi felice, era il mio tempio nella foresta, era il mio santuario in paradiso. Consultando quelle immagini e seguendo le gesta erotichedelle belle ragazze disegnate dalle abili mani di fumettisti, la mia mente andava distante e si dissociava completamente da tutto quello che era e che succedeva intorno a me nella mia casa e nella mia famiglia.

Ed erano momenti fantastici, ragazzi, meravigliosi. Immagini così non le dimenticherò mai, e purtroppo questo era anche la mia morte.

La morte emozionale, emotiva, spirituale, sentimentale e perfinosessuale. Vi ho raccontato, più volte, di come avevo cominciato ben presto a manifestare i primi problemi di erezione connessi all’uso di tale materiale.

I “sintomi” della pornodipendenza

Mi ero recato, pertanto, da vari urologi e persino psichiatri, i quali avevanosottovalutato abbondantemente il mio problema. E poi c’era quella miaperenne stanchezza, anedonia verso le relazioni sociali ed il mondo intero.

E poi la memoria, che dire della memoria ragazzi non mi ricordavo nulla. Attualmente, quando sono in astinenza da pornografia, e pensate che ormai è ben due anni che non la consulto più, neanche un’immagine, la mia mente va in burn out.

E faccio una fatica estrema a ricordarmi anche le cose più semplici. Questa roba, ragazzi, è il delirio: ti rende impotente e ti rende demente. E ti distrugge completamente la tua capacità di provare emozioni e di vedere il mondo a colori.

Ti rende uno zombie, un vampiro, un mostro senz’anima, un ghoul del giorno e della notte capace solo di nutrirsi del dolore altrui. Così ti rende la pornografia. Ed ero io che l’aveva invitata nella mia vita, potevo addurre migliaia di motivazioni circa le problematiche mie familiari e fisiche per giustificare il fatto chela guardassi.

Ora,però, vi dirò il reale motivo: mi piaceva. Guardare materiale pornografico on-line ed in particolare fumetti mi piaceva tremendamente.Non esisteva piacere più grande al mondo che quello. Tutto il resto era grigio, solo la pornografia era colori, ma erano colori di morte.

La mia esperienza a un gruppo di autoaiuto

Oggi è domenica e mi trovavo in treno per andare nell’ennesima grande città in un nuovo gruppo di supporto. Per tutela di privacy lo chiamerò in questa sede ansiosi anonimi, ironizzando un po’ sul nome del gruppo.

Premetto che questi gruppi sono fantastici, permettono, realmente, diconoscere l’uomo. Devo dire, tuttavia, che l’età media era di circa due decadi superiore alla mia e mi sentivo abbastanza imbarazzato per questo.

C’erano sia persone sveglie, abbastanza integrate e con cui sarei diventato volentieri amico, sia persone con serie problematiche psichiatriche, della cui compagnia invece avrei fatto volentieri a meno. Ma ciò che più mi ha colpito sono state le due ragazze presenti: due ragazzi giovani, una più piccola l’alta circa della mia età.

Erano belle, erano truccate, sembravano posto, eppure non erano a posto. La voce della prima, quando ha preso la parola, era di un tremanteda far spavento, un misto tra acuto e tremante. Terribile, e raccontava, con un certo strazio, dei suoi frequenti attacchi di paura, di panico, e della suaansia costante e per tutto.

Di come faccia fatica ad uscire con i fidanzati, e di come ciclicamente le cadono i capelli dallo stress. Attualmente, a detta di lei, sta aspettando una nuova ricaduta dei capelli. L’altra, che colpiva anch’essa per il tono di voce tremendamente basso, gentile, ma quel gentile che viene dalla sofferenza e dal cercare di strappare una lacrima agli altri, non certo dalla volontà di essere gentile per libera scelta.

Ed ha parlato di come litigasse costantemente con i genitori, che inizialmente sembravano degli angeli per poi trasformarsi in terribili demoni. Parlava, inoltre, di come la usassero poi come bersaglio umano, comecapro espiatorio. Parlava, anche, con una certa proprietà di linguaggio, e mi stupivo di come una ragazza così istruita potesse essere vittima di un tale scempio familiare.

Di certo io, tuttavia, sono l’ultimo a poter parlare. Tuttavia ho preso la parola, anche se mancavano solo dieci minuti dalla fine della seduta di gruppo. Ed ho parlato, eccome se parlato, ho raccontato dei miei problemi di ansia, e li ho raccontati con un tono di voce quasi allegro, potente, quasi da presentatore televisivo.

Ero orgoglioso di me, lo ammetto. Inizialmente ho esordito raccontando l’aneddoto di quanto ho dovuto fare teatro, e l’ho fatto per cercare di superare l’ansia. Durante una scena tutti mi guardavano, e per l’imbarazzo ha preso tremarmi tutto il labbro superiore destro e il sopracciglio, una scena terribile ragazzi. Poi, dopo averli fatti ridere e sorridere, ho raccontato delle problematiche di mia mamma, in queste furenti crisi di rabbia che loro, ragazzi, gli ho detto non si sarebbero neanche potuti immaginare.

Che non era descrivibile in nessun film opera televisiva, neanche l’esorcista. Al che hanno tutti riso, di nuovo. La serata, poi, è continuata in pizzeria con alcuni membri del gruppo.

Con uno di loro mi sono fatto sfuggire la mia professione; mi mordo la lingua per averlo  fatto. In pizzeria la serata non è andata molto bene, perché vi hanno preso parte gli elementi più psicologicamente devastatidi quel gruppo e quindi si è finito a fare, per noi, relativamente sani,assistenza sociale a coloro che invece avevano più problemi.

Ho colto quindi velocemente la scusa del treno per allontanarmi da quella tavolata. Sul treno del ritorno riflettevo, come sempre, riflettevo e stringevo tra le mani il manuale di Vittorio Punzi, Io porno dipendente. E lo leggevo ragazzi e lo sottolineavo e vicino ad ogni frase in cui mi rispecchiavo o ci mettevo a matita un grosso SI a lato di pagina.

Tutto questo per dirvi che sarebbe troppo comodo per me addurre solo le motivazioni di una famiglia difficile, per giustificare la mia successivadipendenza da pornografia. Io sono diventato dipendente da pornografia, perché mi piaceva.

Mi piaceva tremendamente, follemente. Ed ero disposto a rinunciare a tutto per essa: ad una fidanzata, agli amici, ad una vita sociale. Avevo lapornografia deviata e mi bastava, era un uomo felice. Falsamente felice, e di come cominciai a rendermi conto di questo e prendere provvedimenti ve ne parlerò nei prossimi articoli.

Grazie per lettura

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